Ve la ricordate la pubblicità con quella facciata di un palazzo piena di finestre, finestre dalle quali si affacciavano incazzate nere delle donne che gridavano “Egoist!” rivolte a noi, a noi spettatori, improbabili destinatari e soggetti di quella accusa, spettatori ma presenti con una visuale soggettiva e immobile su quel palazzo.
Oggi mi è tornata alla memoria. Me l’han ripetuto spesso ultimamente e sapete come si dice: la prima volta che ti dicono asino, gli dai un cazzotto, la seconda ti incazzi, alla terza è ora che tu vada a comprarti una sella (cit).
Quindi è inutile nascondersi dietro le tapparelline, lo sono. ora cerchiamo di capire perché, e come. Lo sono e mi ritengo anche egocentrico… Ma questa è un’altra storia. Lo sono assolutamente, ne sono convinto. Voglio ciò che mi piace per me e ciò che non mi piace lontano. Possibilmente lontano dal naso, ma anche dalla vista se possibile. Aiutare qualcuno mi fa stare bene, quindi non lo faccio con disinteresse. Lo faccio interessato a quella stessa persona, ma perché? Perché mi piace. La persona. Quindi comunque mosso da egoismo. Faccio qualsiasi cosa per amici e persone care… non per tutti. Non voglio tutto e subito, ma lo sogno.
Ma dato che sono convinto di esserlo ora, dato che non lo metto in dubbio. Dato che sono così… la domanda è: se ne esce? Si cambia? E se si può, si deve? Cioè devo fare tutto per tutti? A prescindere da chi mi trovo davanti? Davvero a 28 anni, con si e no altri 40 da vivere con lucidità devo perdere tempo a fare tutto ciò che è possibile fare per far stare bene qualcuno di cui non mi interessa un cazzo? Perché son convinto anche che per le persone a cui tengo io faccio tutto ciò che posso… o nemmeno per loro?
Io non lo so.
August 20th,2010
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egoista |
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63000 punti a pinacolo in due
4000 punti di distacco tra Lodi e Ranuci
1800 km
1000… gli SMS? …
troppi euri di vacanza
pochi come gli euro che restano
126 partite del torneo RanLodi *Supreme*
19 come il numero ricorrente di questo agosto
15 come protezione media e i giorni nell’isola, troppi?
12 giorni
11 spiagge
7 chili di pasta
4 euro all’ora di internet nel tiscali connection point di Oristano
3 pastigliette di matte
2 i nuovi “veri amici”, come 2 sono i nostri laconici ospiti e due erano i cani
1 cane da record però ed un solo gatto tenerone, 1 pelè, 1 raganella, come uno solo il pensiero fisso…
Video
Come farò a capire quel che sai di me?
se non hai mai capito che sono pazzo di te
E come potrò ascoltare solo gli occhi tuoi?
se non hai mai capito che sono pazzo di te
E non capirai che è difficile per me
perchè non hai mai capito
che sono pazzo di te
Come farò a guarire dalle tue bugie?
se non hai mai capito che sono pazzo di te
Ma come vorrei che tu fossi qui con me
anche se non hai capito
che sono pazzo di te.
(Max Gazze’ – Sono pazzo di te)
Lo sapevate
…che la parola del giorno è STURLA?
…che a Bristol si parla una lingua molto simile all’inglese, tranne che al banco delle informazioni turistiche?
…che se vi cade un bicchiere di vetro spesso significa che dovete stare attenti?
…che se vi cade un bicchiere di spesso vetro con dentro del ghiaccio, se volete tirare su solo il vetro dovete aspettare che il ghiaccio si sciolga? Pero’ non capisco perche’ dovreste…
…che nel kebab misto possono inserire, per via di una convenzione internazionale tra ONU e Pakistan, qualsiasi tipo di carne?
…che ancora non ho capito cosa ho mangiato prima?
…che comunque era buono?
…che cielo a pecorelle acqua a catinelle è uno dei proverbi che più fanno ridere i Bristolesi?
…che non piove da 4 giorni?
…che le case non sono costruite con il cartoncino?
…che l’economia di Bristol è fondata sulle ringhiere?
…che gli skaters quando arrivano a Bristol scoppiano di gioia per quante ringhiere trovano dove fare dei gran RAIL?
…che i dentisti Bristolesi impazziscono da quanti denti vengono ricomprati dagli skaters di Bristol?
…che bubi purtroppo non è morto e non è nemmeno diventato papa ancora? Ma ci stiamo lavorando sodo…
…che il Sole a Bristol tramonta dopo Carosello?
…che non ho poi addosso questa gran stanchezzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
dal Diz. Ranuzzi – Mondo
Bristolese: colui che vive a Bristol e si sente cittadino di tale città
(accenti a casaccio per via della tastiera)
Bristol e’ la citta’ in cui dovrei abitare, forse. E’ la citta’ in cui avrei dovuto abitare e studiare, forse. Ma ho scelto diversamente. Quando ero al bivio ho preferito il lavoro che gia’ attendeva da un po’ e di viaggiare per sfizio ad ogni occasione che si potesse presentare.
Mi metto a camminare, oggi, e vado avanti per ore. Il massaggio dei fisioterapisti ricevuto domenica sembrava la peggior tortura macchiavellica mai concepita, ma oggi ringrazio solo loro se ho ancora modo di camminare e muovere le mie cosce.
Mi metto in marcia con un ebete sorriso. Non conosco il motivo ma mi sento permeare da una strana ispirazione: ho voglia di osservare, di descrivere e di ridere. Ma tanto.
Mi butto sul lungo fiume e perdo un minuto ad osservare un bimbo che sguazza nella fontana di Millenium Square. E’ pazzesco, vorrei essere in possesso della stessa liberta’ in testa, liberta’ di comportarmi con la stessa naturalezza, magari lo faccio… a volte.
Il fiume e’ abbastamza vario: dapprima e’ moderno e si alternano edifici commerciali, con vetrine che espongono criceti umani che corrono felici nelle proprie ruotine, a palazzine di discreto gusto, probabilmente riempite di cotone e semi di girasole.
Il cuore si ferma e la mente cammina, e cammino io.
L’Ipod mi ricorda che viaggio per viaggiare, non per arrivare, e torno a guardarmi attorno.
Ci sono barchecasa e casebarche, quelle lunghe, tipiche dei canali. Non so se siano in grado di spostarsi, o se ne abbiano anche solo una minima voglia. Invidio per qualche istante questo spirito nomade che devono avere i loro proprietari, ma non invidio il loro stomaco. Una delle imbarcazioni a prua ha pronto un tavolino con tre sedie bianche, tipiche dei giardini. Sembra tutto preparato per il the’ delle 5, ma sono le 17 e 21 e non c’e’ nessuno, spero stiano tutti bene.
Mi allontano a sud e, quasi al termine di floating harbour, il paradiso della ringhiera, individuo alcuni strani canoisti. Vestono elmetti da NFL, si passano una palla gialla con la stessa tecnica della pallanuoto e pagaiano come somari. Questo e’ in assoluto lo sport piu’ assurdo che io abbia mai visto, anche l’aussie sport purtroppo si accomoda dietro, in silenzio. Resto per qualche minuto a studiarli ma rimando alla rete il compito di istruirmi in merito.
Poco piu’ avanti seguendo la guida “walk in Bristol” arrivo a camminare… sulla tangenziale… Prendo la suddetta guida e mi ci pulisco… il naso. Quindi e’ ora di ritornare al vecchio fabri, mani in tasca e cammina dove ti porta il cuore, a caso se necessario.
E cammina cammina… ve lo racconto poi…
Questo primo giorno è stato proprio strano…
Salgo in treno già con un po’ di malinconia, mi pare strano di sapere che sto andando a Bristol, ad uno degli appuntamenti che mi hanno guidato tutto l’anno, ma in un certo senso vorrei fosse già finito, vorrei balzare alla settimana prossima.
Mi siedo e mi accomodo in treno con il quotidiano sulle gambe, un po’ lo leggo ed un poco serve a sostenere il mio travestimento da persona normale, mentre spio il mondo.
Nei sedili poco più indietro rispetto al senso di marcia siedono 8 ragazzi di Torino, non è difficile capirlo, tra maglie dell’orgoglio granata e accenti. Uno di loro merita una menzione particolare, l’ho definito, nel mio mondo animale tutto personale, il “cigno Marrone”. A Bologna salgono 4 oche, bionde e castane, che invece si siedono dalla parte opposta, dietro di me, quindi rimango imprigionato tra le oche e il cigno. Questo comporta che io mi faccia tutto il viaggio con il solitario volatile torinese sempre girato verso di me, con una mega faccia da culo, che prova a farsi notare in pose da ganzo anni 80 vicino al proprio finestrino. Se non fosse vietato l’avrei già defenestrato. Ma parlerò di lui a parte…
Al mio fianco ho la coppia del secolo. Un signore vistosamente gay chiacchera con un signore vistosamente etero appena conosciuto. Io alterno lettura, spettegolezzo e Ipod a tutto volume. Il riassunto che posso realizzare della loro conversazione è quanto segue:
Io son di Torino, i miei son morti uno 7 anni fa e uno due anni fa, sono single, vado a Rimini a sguazzare, mi piace molto il pisello.
Io invece sono di Milano, mi piace la passera, mia moglie ha chiesto il divorzio, mi occupo di purificazione acque, ho lavorato anche a Torino, ed anche a Rimini, ah voi li a Torino… e poi mi piace la passera e mia moglie vuole l’appartamento. Ma l’appartamento è mio, ed ho messo in mezzo l’avvocato, e mia madre. Con la quale vivo al momento.
Ciao è stato un piacere, ciao piacere mio.
Rimini è calda e afosa, non vedrò il mare, aspetterò l’autobus shuttle per l’areoporto che passa ogni quarto d’ora per soli 50 minuti.
La Francia ha lo spazio aereo chiuso, quindi io ritardo, la Francia ritarda e arrivo a Bristol alle 17, chi mi dovrebbe passare a prendere arriva alle 19, ho già fatto in tempo a vedere il sole e la pioggia alternarsi 3 volte.
Son stanco… conosco un po’ di gente alla cena arbitrale e quindi crollo…
Risultato giorno 1:
Non volerò più da Rimini, la prossima volta tengo il volume dell’Ipod più alto e, se mi capita un cigno marrone nella carrozza, cambio prima della stazione successiva.
È tutto sbagliato… è tutto sottosopra. Fai quello che devi sbagli, ma se fai quello che vuoi anche. fai quello che ti dicono e sbagli, perché dovresti fare quello che ti senti, ma sbaglieresti. Eheh… è così.
E allora sbaglio a modo mio, che alla fine è il modo migliore di sbagliare, è l’unico modo dove quando ti rinfacceranno l’errore per lo meno non potrai incolpare nessuno, e se per sbaglio qualcuno dovesse dire che hai fatto bene, almeno ne avrai il merito.
Vi capita di dover decidere in che modo sbagliare?
La prima volta mi capitò distribuendo dei cioccolatini a scuola, è assurdo ma lo ricordo ancora, perché provai vergogna credo. In pratica diedi un secondo cioccolatino ad un amico, invece di finire di fare il giro, ma poi ricontando mi accorsi che comunque due rimanevano senza, e allora alla fine questi furono 3…
fa un po’ ridere ora… però fu il peccato originale credo…
Da allora ad oggi penso ce ne saranno state almeno a decine, ma chissà, qualche volta magari era più semplice scegliere, altre volte magari pensavo di poterlo fare ed in realtà no… in realtà era già tutto deciso.
Notte… son stanco… quindi decido decido… che è meglio dormire.
Otto bocce ed un pallino giacciono all’ombra di un paio di pini. A lato del capannone sono accomodate e spolverate tre panche in pietra, grezza. Questo è il cuore dell’imprenditoria modenese. E qui che si incontrano artigianato, innovazione, fini macchine utensili e di precisione ed abili mani che certe cose preferiscono ancora completarle a martellate.
Questo luogo, che appare impolverato e stanco durante la settimana, racconta qualcosa di più.
Racconta che quando si voleva lavorare seriamente bastava aggiungere un bel capannoncino di mattoni sul retro della propria abitazione e il gioco poteva partire.
Racconta di famiglie intere impiegate nell’impresa di casa, a trenta secondi dalla propria cucina. Le stesse imprese che tentano di competere con gruppi tedeschi e giapponesi, ed ora cinesi ed indiani, con produzioni dislocate negli angoli più distanti dai diritti umani che il globo conosca.
Ma racconta anche altro.
A me sussurra e descrive di partite di bocce domenicali o serali, estive. Quando il campionato è fermo, quando “al Mòdna” è ancora a Montese a sgambare.
Prima che il lavoro torni a riempire il cortile, prima che gli aghi coprano ancora la pista e la sabbia renda difficile avvicinare il pallino.
Prima di cadere in depressione perché il lavoro stenta ed è poco ci facciamo un’altra partita, ed è così da 60 anni. È Modena e siamo emiliani dopotutto, non ce la facciamo proprio a non goderci il nostro tempo qui giù.
C’è qualcosa che non imparerò probabilmente mai a fare come dovrei, comunicare. Potrò anche tornare a disegnare, imparare a scrivere decentemente, guardare ed indicare.
Non sarà mai abbastanza chiaro però un mio messaggio fino a che qualcuno potrà capirne il significato diversamente da come era stato concepito. E la colpa della mancata o parziale comunicazione di chi è? Del mittente, sempre, giustamente.
Dopo tutto se invii un messaggio che consideri chiaro e non arriva come vorresti, puoi averlo scritto male, o semplicemente in una lingua vicina a te ma distante dagli altri. O magari nella lingua degli altri, ma con le parole sbagliate, per ignoranza.
Però la cosa sulla quale mi arrovello è: posso dover sempre stare a pesare le parole per evitare queste incomprensioni? O posso aspettarmi lo sforzo del ricevente perché parta dalla buona fede nel tradurre il mio messaggio? E per guadagnarmi la fiducia di chi riceve e aspettarmi che parta a tradurre il mio messaggio per lo meno dandomi il beneficio del dubbio… di non aver pensato male, di non aver voluto criticare, cosa devo fare?
Intanto potrei provare a parlare la lingua degli altri, qualunque essa sia. Ma io ne ho una maledetta, l’ironia, che alle volte non riesce a spiegarsi… si spiega bene quando la faccio su di me, e tutti la capiscono, e ridono, di gusto. Quando invece la accosto agli altri è dura, e genera incomprensioni spiacevoli, letali. Forse è così che ho pelato la cerchia di amici da adolescente… ma mi chiedo ora: avevo ragione?
Se allontana anche le persone a cui tengo… che funzione ha?
Da rivedere…
nella propria vita, si parte dalla propria camera. Come spero infatti di essere sicuro e disinvolto nelle scelte di tutti i giorni se ancora quando spolvero l’armadio compare il libretto dell’università? Son passati già 4 anni dall’ultimo esame e riesco ancora a ricordare esami e pomeriggi di studio, pochi, alternati a giornate di divertimento puro, molte.
Mi rimetto a spolverare, sposto fumetti, un rat-man che voleva scappare viene riposto tra il 71 e il 73… indovinate che numero era… Sposto un inutile salvadanaio che rimane li ad accumulare polvere da anni, non ha mai visto un centesimo. Cd musicali home-made, biro e foglietti vari, con rapida selezione il 99% finisce nel pattume.
Polvere ce n’è molta, mi ci sto affezionando ma forse è il caso di prevenire l’asma raccogliendola e donandole una vita nuova, in forma di gatto. Un libro mai letto, e che mai leggerò, una rivista dei chimici, noiosi. Un bel fumettazzo di manara, buongustaio.
Risposto il libretto.
Il 28 di Metallurgia, esame a cui tenevo veramente tanto, il 19 di Matematica, un miraggio dove mi sarei accontentato anche di un calcio in culo. Un 26 da Paolino… pazzo, e un 28 di Strumentale abbassato solo dagli assistenti, Crucco e Tonto. Bella roba, chiudo il libretto e lo ripongo su un ripiano, dopo tutto ogni volta che dovrò fare ordine nella mia vita mi farà piacere ripartire dall’uni.