Gli entusiasti

Ciao, sono un entusiasta. Senza apostofro, sono uno entusiasta. Un entusiasta.

Non ho nulla più e nulla meno di voi, ma sono entusiasta. Io mi infiammo, mi scaldo, scoppio per le cose che mi piacciono. Mi piacciono le cose che mi infiammano, mi scaldano, mi fanno scoppiare. Il resto niente. Il resto mi sfiora, spesso non lo vedo.

L’entusiasta trasmette energia, felicità, passione. Le trasmette a chi si approccia a chi riesce ad interagire. Chi ce la fa ha già superato il primo scoglio, non spegnere l’entusiasmo dell’individuo crepitante.

Un entusiasta ha però in se un rischio intrinseco per gli avventori sprovveduti.

Chi conosce e si relaziona con una di queste persone rischia di fare l’errore di credere che quanto prova, quanto viene trasmesso e la marea di emozioni che trasudano da tale individuo siano conseguenza della propria presenza, della propria aura o comunque merito della propria esistenza, lì, in quel momento preciso.

Non è così. Non funziona così. Siamo entusiasti per colpa/merito nostro. Ci gasiamo per una penna che fa finta di essere un pennello, per uno scatto rubato con una reflex che pensavamo di non saper utilizzare, e che torneremo a non saper maneggiare. Ci entusiasmiamo per una frase sentita, per una detta, alle volte per una idiozia solo pensata. Mettiamo tutta la passione in un progetto in cui crediamo, per poi spegnerci se ne veniamo delusi nelle ambizioni o nelle aspirazioni.

Quando credete di averne il merito, ne rimarrete delusi. Dall’entusiasta prendete senza chiedere, ma non pretendete di esserne gli ispiratori, spesso le nostre muse sono la demenza, l’illusione.

Siamo anche persone normali, se riuscite a non spegnerci capita che assorbiamo pure, mica ci nutriamo di sola passione autoprodotta.

Quanto ho scritto in queste poche (troppe?) righe non vi salverà dagli errori descritti, però potrebbe aiutarvi a capire dove li avete commessi.

Nemmeno gli entusiasti, pur riconoscendosi, riescono a salvarsi da questo credersi il centro gravitazionale di altri. Si illudono, seguono, rimangono brevemente interdetti, ma poi grazie alle proprie muse si appassionano ad altro, e dimenticano, o almeno così pare.

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