Ulisse

Rotonda, rettilineo, rotonda.

Non è molto entusiasmante guidare nelle strade basse padane.

Porto il volume a 18. Non sopporto perdere note e parole per via del rumore delle ruote che dividono le acque, delel pozze.

Ringo piazza un pezzo dei Depeche Mode. Va indietro, oh se va indietro.

La canzone aveva già due anni, ma è il ‘99. Siamo a Monaco, in Germania. Gita, tutto autobus. A quei tempi stiamo ancora assieme io e l’Eli. Siam presi bene. Non sopporto già più Benna, che è appiccicoso e subdolo (e guarda caso non mi sbagliavo affatto).

Hofbraeuhaus. Giriamo intorno al prof battendo le mani al ritmo dei taglialegna che sudano sul palco. Kitch.

Tanto freddo e il Taxi.

Club dei Depeche. Abbiamo 17 anni. Cazzo ora capisco perchè ci guardano male tutti la dentro. Avrei fatto lo stesso. È un fumoso localino scuro che in un film starebbe bene al porto di una grande città. Ma qui il mare non c’è.

Hotel, ascensore, letto.

Depeche in concerto, Bologna. Giorgio mi chiama per spostare un po’ di metallo. Gillet di pelle nera a torso nudo, Gahan è fuori. Bella serata. Scommetto che è strafatto.

La mia mente torna sulla provinciale, son quasi arrivato, per 5 minuti son stato esposto alle sirene. fantastico quando ti prende così.

Il tempo è incerto, dicono. Boh. Dio, effettivamente cade acqua nelle sue diverse forme ininterrottamente da 72 ore. Però il cielo è incerto, non sa se buttarne giù ancora di liquida o di solida.

Fabbri incerto. Incerto? Boh.

Gli incerti non sono mai sicuri d’esserlo.

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