Sii viaggiare

Dovevo riprendere un aereo dalla Spagna per farmi tornare voglia di scrivere qualcosina di curioso.

Oggi sono passato dai 19 gradi di Valencia al -1 Emiliano.

Lo sbalzo termico che ho subito, moralmente e fisicamente, tra le ore 17.30 e le ore 19.20 ha davvero del traumatico. Ma è Gennaio, ancora per 24 ore, ed è giusto che faccia freddo, no?

Arrivo all’aeroporto con tutta la calma del mondo, viaggio con il solo bagaglio a mano con la ormai mitica Ryanair. È un rapporto d’amore e d’odio quello che mi lega alla compagnia di volo irlandese. Ho cominciato ormai dopo anni di viaggi e prenotazioni a capire i lati oscuri del carattere di questa compagnia e riesco a districarmi abbastanza bene tra dimensioni e pesi di trolley e bagagli vari.

Fatto sta che c’è una sola tipologia di voli nella quale ogni volta inciampo in scene pietose da riprendere e descrivere… i voli da e per l’Italia.

Oggi, a parte i personaggi tragicomici di cui parlerò in un post che ho intenzione di scrivere a breve, ho visto una delle scene più gettonate. Il litigio valigioso.

Una signora tenta di convincere l’hostess di terra che la propria borsa può entrare dentro l’apposito spazio gialloblu di prova presente in tutti i punti di check-in ed imbarco Ryanair.

È palese che non ce la farà, ma il tentativo è degno di menzione (o minzione…). Quando mi avvicino, (come ultimo della fila all’imbarco, perchè “mi tira il culo stare in piedi 20 minuti e quindi salgo sempre per ultimo”), la valigia della siura italiana è semi-incastrata sulla gabbietta di prova, la domina come un cappello del tipo a cilindro, come lo portava Lincoln, ma in una giornata di vento, quindi abbastanza storto. La signora sbraita, urla, se la prende con l’hostess, che deve avere davvero una pazienza enorme, e continua a premere sulla valigia, che evidentemente non conterrà cristalli di Bailèn. Le manca solo un aiuto: le servirebbe un attacco d’arte alla Muciaccia, un taglio di un surplus da una parte reincollato con abbondante colla vinilica sull’altro lato. Questo forse permetterebbe al bagaglio italico di entrare nel “try and fly” e liberare la fila dall’isterica baldracca. Fatto fatto?

Il resto dei passeggeri ancora in attesa si precipita a provare il proprio bagaglio, un attacco di panico generale crea un tale movimento che per un attimo la Terra sembra fermarsi, la signora rinsavisce un secondo, libera il “trollino”, torna ad urlare ostie dietro all’hostess che fa spallucce e mi lascia passare (trova addirittura il tempo per sorridermi, ma non ne avevo bisogno, ero completamente dalla sua parte e l’avrei aiutata in un eventuale raptus omicida).

Tradisco il mio accento valenciano con la carta d’identità italiana, ma non vengo inserito nell’esclusivo club degli italiani rompicazzo, del quale fanno parte il 95% degli italiani all’estero (naturalmente voi che leggete fate parte dell’altro 5%). E questo mi basta. Aereo, 29C, decollo, cuffiette e il resto è un’altra storia.

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