Son già passate 6 ore e nelle ultime 48 ne ho dormite 3 in tutto. Sei ore passate ad aspettare clienti, quindi a servirli, quindi a preparare birre e cocktail. Un altro sabato come tanti.
Poi si avvicina uno dei ragazzi dell’A1, il primo tavolo in sala A. In sottofondo Miles Davis strimpella qualcosa e lui mi guarda e con aria simpa mi dice:
“Musica allegra eh” ironizza “fa proprio voglia di esser felici”
A parte il fatto che a me effettivamente da voglia di esser felice… Purtroppo si impossessa dello spazio cassa e bancone MrTatto, e il resto è storia.
“Sì, la mettiamo su quando vogliamo far uscire la gente” inizia MrTatto all’indirizzo del malcapitato idiota.
“Ah ecco spiegato…”
“Sì vedi funziona pure, la alziamo anche, se la gente non esce in fretta” e alza la musica.
Il tizio paga, sorride e se ne va
MrTatto si gira verso di me e aggiunge “Il brutto con i cretini è che devi anche spiegargli quando volevi offenderli, non danno gusto”
E dire che dopo aver sconfitto una setta intera di accoliti di qualche dio minore ci si dovrebbe sentire importanti. Invece sento solo di dover andare a letto. E dormire.
Dormo bene, continuo a dormire bene. Solo dormo un po’ meno, ultimamente. Nessun disturbo, dormo meno per scelta… o per necessità. Mi piace fare troppe cose e stranamente sono tutte cose da fare fuori dalla fase REM (taratatataaaaaaa tatata tatataaaaa). Le preferisco al fatto in se di dormire.
Si cambia.
Si cambia, nonostante ci vogliano tutti uguali, si cambia.
C’è chi voleva scrivere e non tiene più aggiornato nemmeno il proprio diario. Chi non voleva mangiare ed ora cucina piatti prelibati. Chi voleva “non combinare un cazzo” ed ora fa carriera.
Conosco anche chi continua a crescere e prendersi responsabilità nonostante ogni giorno stia li a combattere una dura lotta per comportarsi da adolescente. Un tizio come me.
Ora, mi avete rotto i coglioni nell’arrivare sempre all’ultimo minuto.
Ogni anno vi scrivo quali servizi offro con la ditta, ogni occasione è buona per rimandare controlli e/o valutazioni presso le vostre aziende. Rimandate. Non avete i soldi. Non è il momento.
E poi mi rompete il cazzo di venerdì, perchè vi hanno fatto un controllo e forse salterà fuori che avete dei lavoratori esposti alla silice, lavoratori di cui non vi è fregato un benemerito cazzo dal 2002 in avanti.
E io che sono impegnato come fossi l’ultima lurida prostituta rimasta sulla piattaforma petrolifera al largo di Bergen, Io, devo trovare il tempo di ascoltarvi, ascoltare delle scuse abominevoli, che poi nemmeno so perchè le venite a raccontare a me. Devo fissarvi un appuntamento lunedì, spostando altri 3 impegni. Fare le cose veloci, bene, con professionalità e magari con urgenza. E, perchè no, farvi spendere anche poco.
“Aspetti in linea le passo Mr Tatto”
Ed ora SONO CAZZI TUOI!
Ogni volta che inizio a scrivere di un nuovo stravagante personaggio so già per certo che qualcuno di quelli che leggerà il post, quei pochi, non crederà alla storia e penserà che mi sia inventato tutto, grazie alla mia proverbiale creatività.
Il problema è che certe cose sembrano davvero capitare solo a me… o solo io mi metto a scriverle… boh.
Entro in autostrada e mi infilo subito nell’area di servizio Montefeltro EST, poco dopo l’entrata di Riccione. Effettivamente sto viaggiando quasi a vapori di gasolio, quindi meglio riempire il super serbatoio della Pimpa. Ah già, il mio furgone da oggi si chiama La Pimpa, se lo conoscete capite al volo il motivo, altrimenti rimarrete nel dubbio, per un po’.
Pieno.
105 €
Respiro con affanno… pago, firmo… sticazzi, mi sento già debole, ma supero anche questo momento.
Rimetto in marcia il mio carrozzone pieno di oro nero e incrocio un tizio che passeggia tra le pompe di benzina.
Mi fa un segno strano, una via di mezzo tra “ti faccio un culo così”, ne dubito, sei alto un tappo ed un cazzo e non mi sembri molto agile, e “ho pescato una trota grande così”. Anche la seconda possibilità non è probabile, anche se il mare non è lontano, le trote qui non ci sono!
Me ne sbatto, faccio due metri, e a quel punto si accende e si avvicina, con faccia e gesti che significano “solo una domanda signò”.
“salve, mi dica”
“salv, ioemmiofigl’ siamo trasportator’, trasportator’ di componenti elettriCHI…”
“ehm, elettrichi?”
“si, picì, radio, e tutte cose, siamo di Bartolini, abbiam consegnat’ ucaric’ a Pesare… e ci avanzan’alcun’cos’… u’Tosciba, LCD… se ne vuoi oh ottimo prezzo…”
“vi avanzano…?”
“sì, chennevuoi?”
“non ho una lira mi spiace, arrivederci”
“eh lo so”
Chiudo il finestrino
Ladro del cazzo… e poi… se lo sai, che cazzo me lo chiedi a fare? Fanculo.
Esco di casa con una valigetta, è piccolissima, nera, dura, non si piega, ha un manico saldato sul lato lungo, ma è rigida. Sembra una valigetta tipo quelle dei LEGO. Faccio qualche passo e mi giro un attimo indietro, non c’è casa ma un bar, ho appena fatto colazione. Attorno a me ci sono dei ragazzi che stanno rientrando dalle discoteche e fanno colazione, un paio di truzzi e qualcun altro. Prendo l’auto e noto che sono le 3,40.
Cavolo è successo di nuovo, come quando una volta uscii a prendere l’autobus per scuola, erano i tempi delle superiori, ed in dormiveglia arrivai un’ora in anticipo alla fermata. Mi pareva strano che fosse tutto così silenzioso.
Cammino sul marciapiede fino all’angolo, c’è una salita, mi stanca fare la salita, e allora adesso è una discesa, perchè la salita lo già fatta in realtà. Mi vengono incontro delle persone che conosco, gli dico “eheh dovrete fare la salita” e loro mi rispondono “già beato te che sei già in cima”.
Ora sono in macchina con mia zia Nanda. Parla un sacco, anche qui. “Andiamo ad un hotel dove si spende pochissimo, e ci danno anche da mangiare, e spendiamo pochissimo”
“Ah sì? E dov’è?”
“Dai è sulla strada che porta a Vinuvi (??)”
Arrivati. Davanti all’hotel, che si affaccia sulla strada principale che taglia in due il paesello, quale non lo so, si allarga un marciapiede grandino, con qualche fioriera. Entriamo e chiediamo un tavolo per mangiare, anche se è tardi, e mia zia si siede nel tavolo dove stanno mangiando quelli dello staff.
“Zia non vedi che li sta mangiando il cuoco?”
“Ah scusa” non mi aveva mai chiesto scusa con quell’aria colpevole. Son soddisfazioni.
È sera, sto andando in camera quando alle mie spalle mi abbraccia una biondina riccia, capello lungo che arriva al petto. Mi sembra formosa poi però mi giro ed è magra, però carina.
Mi sbatte a letto, decide che è ora che mi tiri via pantaloni e mutande ed inzia una fellatio cosmica, per qualche minuti ho dei ricordi confusi.
Nella stanza c’è luce, poca, ma c’è, non capisco perchè non abbia suonato la sveglia, ma quando trovo il cellulare noto che è disattivata. Sono le 8.40, sono ancora a casa, e sono in ritardo per il lavoro. Però prima di tutto controllo un attimo più a sud. Apro i boxer: tutto asciutto.
Non ho consumato, tanto trambusto e non ho consumato.
Ora però ricordo: son destro.
Rotonda, rettilineo, rotonda.
Non è molto entusiasmante guidare nelle strade basse padane.
Porto il volume a 18. Non sopporto perdere note e parole per via del rumore delle ruote che dividono le acque, delel pozze.
Ringo piazza un pezzo dei Depeche Mode. Va indietro, oh se va indietro.
La canzone aveva già due anni, ma è il ‘99. Siamo a Monaco, in Germania. Gita, tutto autobus. A quei tempi stiamo ancora assieme io e l’Eli. Siam presi bene. Non sopporto già più Benna, che è appiccicoso e subdolo (e guarda caso non mi sbagliavo affatto).
Hofbraeuhaus. Giriamo intorno al prof battendo le mani al ritmo dei taglialegna che sudano sul palco. Kitch.
Tanto freddo e il Taxi.
Club dei Depeche. Abbiamo 17 anni. Cazzo ora capisco perchè ci guardano male tutti la dentro. Avrei fatto lo stesso. È un fumoso localino scuro che in un film starebbe bene al porto di una grande città. Ma qui il mare non c’è.
Hotel, ascensore, letto.
Depeche in concerto, Bologna. Giorgio mi chiama per spostare un po’ di metallo. Gillet di pelle nera a torso nudo, Gahan è fuori. Bella serata. Scommetto che è strafatto.
La mia mente torna sulla provinciale, son quasi arrivato, per 5 minuti son stato esposto alle sirene. fantastico quando ti prende così.
Il tempo è incerto, dicono. Boh. Dio, effettivamente cade acqua nelle sue diverse forma ininterrottamente da 72 ore. Però il cielo è incerto, non sa se buttarne giù ancora di liquida o di solida.
Fabbri incerto. Incerto? Boh.
Gli incerti non sono mai sicuri d’esserlo.
Citazione al volo, arriva, mi tocca lascia il segno e riparte
listen to me when i tell you
feel the passion in my breath
stand up if they let you
cause the change is permanent
listen to me when i tell you
feel the passion in my breath
stand up if they let you
cause the change is permanent
change is permanent
leave the past behind
leave the past behind
make a change let go
let go, let go, let go, let go, let go
(Creed – Fear)
È una sifda che dura da anni quella della traduzione italiana dei film stranieri. Siamo bravissimi doppiatori, si dice, e me ne rendo conto in molte occasioni, ma una cosa rimane inspiegabile: la scelta dei titoli tradotti, il più delle volte con stravolgimento totale del significato o del senso originale.
Mi ricordo ad esempio di “Se mi lasci ti cancello” titolo che ha probabilmente rovinato l’incasso italiano al film “Eternal Sunshine of the Spotless Mind“.
Ad ogni modo il film, My Blueberry Nights, lo hanno tradotto con “Bacio romantico”. Probabilmente così lo ha tradotto un demente.
Non sono capace di argomentare a proposito di film o prodotti cinematografici in genere… riporto un passo che mi è piaciuto, e consiglio una visione, spensierata.
A volte gli altri sono per noi come uno specchio
che ci definisce e ci dice come siamo fatti
ed ogni volta che mi ci rifletto
capisco sempre di più che mi piaccio così come sono
(Elizabeth)
Dovevo riprendere un aereo dalla Spagna per farmi tornare voglia di scrivere qualcosina di curioso.
Oggi sono passato dai 19 gradi di Valencia al -1 Emiliano.
Lo sbalzo termico che ho subito, moralmente e fisicamente, tra le ore 17.30 e le ore 19.20 ha davvero del traumatico. Ma è Gennaio, ancora per 24 ore, ed è giusto che faccia freddo, no?
Arrivo all’aeroporto con tutta la calma del mondo, viaggio con il solo bagaglio a mano con la ormai mitica Ryanair. È un rapporto d’amore e d’odio quello che mi lega alla compagnia di volo irlandese. Ho cominciato ormai dopo anni di viaggi e prenotazioni a capire i lati oscuri del carattere di questa compagnia e riesco a districarmi abbastanza bene tra dimensioni e pesi di trolley e bagagli vari.
Fatto sta che c’è una sola tipologia di voli nella quale ogni volta inciampo in scene pietose da riprendere e descrivere… i voli da e per l’Italia.
Oggi, a parte i personaggi tragicomici di cui parlerò in un post che ho intenzione di scrivere a breve, ho visto una delle scene più gettonate. Il litigio valigioso.
Una signora tenta di convincere l’hostess di terra che la propria borsa può entrare dentro l’apposito spazio gialloblu di prova presente in tutti i punti di check-in ed imbarco Ryanair.
È palese che non ce la farà, ma il tentativo è degno di menzione (o minzione…). Quando mi avvicino, (come ultimo della fila all’imbarco, perchè “mi tira il culo stare in piedi 20 minuti e quindi salgo sempre per ultimo”), la valigia della siura italiana è semi-incastrata sulla gabbietta di prova, la domina come un cappello del tipo a cilindro, come lo portava Lincoln, ma in una giornata di vento, quindi abbastanza storto. La signora sbraita, urla, se la prende con l’hostess, che deve avere davvero una pazienza enorme, e continua a premere sulla valigia, che evidentemente non conterrà cristalli di Bailèn. Le manca solo un aiuto: le servirebbe un attacco d’arte alla Muciaccia, un taglio di un surplus da una parte reincollato con abbondante colla vinilica sull’altro lato. Questo forse permetterebbe al bagaglio italico di entrare nel “try and fly” e liberare la fila dall’isterica baldracca. Fatto fatto?
Il resto dei passeggeri ancora in attesa si precipita a provare il proprio bagaglio, un attacco di panico generale crea un tale movimento che per un attimo la Terra sembra fermarsi, la signora rinsavisce un secondo, libera il “trollino”, torna ad urlare ostie dietro all’hostess che fa spallucce e mi lascia passare (trova addirittura il tempo per sorridermi, ma non ne avevo bisogno, ero completamente dalla sua parte e l’avrei aiutata in un eventuale raptus omicida).
Tradisco il mio accento valenciano con la carta d’identità italiana, ma non vengo inserito nell’esclusivo club degli italiani rompicazzo, del quale fanno parte il 95% degli italiani all’estero (naturalmente voi che leggete fate parte dell’altro 5%). E questo mi basta. Aereo, 29C, decollo, cuffiette e il resto è un’altra storia.
Nome: CESSO UISP
Luogo: UISP Modena, meglio al secondo piano
Accessibilità: In orario di ufficio
Pedaggio: 10.0 








// gratis!
Pulizia: 8.0 









Comfort & Stile: 7.0 









Rischi: 5.0 








// Gli uffici sono aperti al pubblico, ma è chiaro che si tratta del bagno publico di una sede di lavoro di una associazione sportiva, quindi non a disposizione di tutti, per lo meno non di chi non sa muoversi con fare non circospetto o colpevole.
VOTO MEDIO: 8.00
— 
December 15th,2009
Uno spazio per pensare | tags:
bagno,
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pedaggio,
pensare,
pulizia,
stile,
uisp,
voto |
3 Comments
Non ho bisogno di spinte, cammino senza bisogno di aiuto, non accelero, contrasto efficaciemente gli eventuali rallentamenti con questa leggera discesa.
Nulla mi spinge, eppure vado, eppur si muove direbbe un osservatore esterno.
Non ho idea se sia semplicemente il fatto che una volta partito mi stanchi dovermi fermare, o il fatto che fermandomi non credo potrei semplicemente riposare tranquillo. Quindi tanto vale andare giusto? E allora continuiamo a camminare, destro sinistro, destro sinistro…
I feel it’s gonna rain like this for days
So let it rain down and wash everything away
I hope that tomorrow the sun will shine
I feel it’s gonna rain like this
Rain like this
Rain like this
Fall down
Wash away my yesterdays
Fall down
So let the rain fall down on me
December 15th,2009
Vita è | tags:
eppur si muove |
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